La diffusione della lingua e cultura italiane

linguaitaliana-750x400Il report di Silvana Mangione sulla promozione e la diffusione di lingua e cultura italiana negli Stati Uniti, suggerimenti, spunti e riflessioni per le stategie piu’ efficaci per l’azione di governo. Silvana Mangione e’ ViceSegretario generale del CGIE, Comitato Generale degli Italiani all’estero e coordinatrice ICoN (Italian Culture on the Net) in USA.

Filosofia cui deve ispirarsi l’azione di Governo – Spunti

L’intera azione di Governo nella promozione e la diffusione di lingua e cultura italiane all’estero deve essere ispirata dalla convinzione che l’insegnamento di lingua e cultura costituisce il più importante investimento per il futuro del Sistema Paese e della stessa Destinazione Italia. Un investimento è un fatto economico: come tale deve portare ricadute economiche positive, le quali, nel caso del prodotto “lingua e cultura italiane”, derivano dalla italianizzazione dei gusti, che creano identità e aggregazione, fanno crescere l’acquisto e la fruizione di beni di consumo e di proprietà intellettuali di origine italiana, attirano insediamenti industriali, stimolano il turismo teso alla conoscenza diretta del nostro patrimonio culturale e fanno nascere interesse perfino nel contribuire al restauro dei nostri beni artistici. L’insegnamento di lingua e cultura italiane deve quindi essere diretto all’intero bacino di potenziali utenti, non soltanto ai cittadini di origine italiana.

È vero che l’immagine dell’Italia negli ambienti più informati degli USA si è levigata ed è divenuta quella di un Paese portatore di bellezza e di eleganza, di design e di stile di vita, che alcuni riassumono nelle famose tre F: “Food, Fashion e Ferrari”. Ma non ci si può adagiare su questo risultato.

L’italiano deve superare e far dimenticare la connotazione di lingua “etnica” ed essere pubblicizzato come lingua di cultura (questa caratteristica non ha bisogno di spiegazioni), ma anche di business per chiunque voglia intraprendere una carriera nell’ambito della moda, del cibo, del design, dell’arte, delle attività museali, della lirica, della musica in senso lato, nonché del restauro, dell’artigianato, dell’alta tecnologia, delle macchine utensili, del terziario avanzato e si potrebbe continuare. L’italiano deve essere promosso come lingua “sexy”, resa tale dalla forte attrattiva esercitata dal nostro stile di vita e dalla desiderabilità dei nostri prodotti i cui nomi stanno italianizzando la lingua anglo-americana, sia pure con pronunce (e spesso anche ortografie) altamente improbabili, pur tuttavia sempre italiani.

L’italiano deve essere presentato, commercializzato e insegnato tenendo conto delle specificità di ognuno dei Paesi in cui se ne propone la diffusione, prendendo in considerazione l’influenza che l’arte e la cultura italiana hanno esercitato sullo sviluppo della cultura e della vita locale ed evidenziando la contaminazione positiva che ne è derivata.

In tempi di ristrettezze economiche (ma non solo) è imprescindibile che il Governo favorisca lo stabilirsi di una sinergia fra pubblico e privato tesa a rendere possibile l’incremento del numeri di corsi di lingua e cultura. È bene ricordare che l’italianizzazione dei gusti ha facilitato l’esportazione dei prodotti italiani con grande beneficio per le aziende nazionali. Lo stesso effetto si può perpetuare soltanto aumentando il numero degli studenti di italiano e degli italofili. Il sistema delle imprese deve essere sensibilizzato attraverso il dialogo e la “moral suasion” delle associazioni di categoria e dei singoli imprenditori, per convincerli che il loro contributo alla diffusione di lingua e cultura deve entrare a far parte della voce di bilancio relativa alla promozione e pubblicità dei propri prodotti.

In questo senso è necessario e urgente anche far comprendere all’opinione pubblica italiana che l’investimento nell’insegnamento dell’italiano all’estero è il migliore volano delle esportazioni, della crescita economica e della conseguente creazione di posti di lavoro.

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Premesse

Per poter avviare un discorso sulla specificità delle strategie di promozione linguistica da adottare o sviluppare negli Stati Uniti, al terzo posto fra i Paesi importatori di prodotti e servizi italiani (ISTAT 2012), può essere utile riepilogare alcuni dati di base:

Territorio – Km² 9.372.614
Popolazione – oltre 318 milioni (Census USA 2013)
Lingua ufficiale – Inglese
Lingua parlata dalla maggioranza dei residenti nel sud – Spagnolo

Cittadini italiani legalmente residenti registrati all’AIRE – 250.000 circa
Cittadini italiani non registrati all’AIRE per scelta o perché illegalmente residenti – circa altrettanti

Cittadini USA di origine italiana
– 15.723.555 (Census 2000: nel 2010 i moduli per il censimento non contenevano tra le scelte di razza, etnia o nazione d’origine quella italiana)
– tra 25 e 32 milioni (NIAF – National Italiana American Foundation)

Consolati Generali – 8: New York, Boston, Chicago, Filadelfia, Houston, Los Angeles, Miami, San Francisco;
Consolati – 1: Detroit;
Cancelleria Consolare – 1: Washington, D.C.
Istituti Italiani di Cultura – 4: New York, Chicago, Los Angeles, San Francisco, Washington;
Uffici scolastici – 4: Chicago, New York, San Francisco e Washington, D.C. (con le possibili aggiunte di Boston e  Miami)
Sedi ICE – 5: New York, Atlanta, Chicago, Los Angeles, Miami;
Camere di Commercio – 5: New York, Chicago, Houston, Los Angeles, Miami;

Scuole in USA – nel 2011 secondo i dati forniti dal National Center for Education Statistics, le cifre relative ai diversi livelli di scuola in USA sono le seguenti:
Scuole Pubbliche                                             98.817, di cui
Scuole elementari:                                           67.086
Scuole medie:                                                  24.544
Scuole con classi elementari e medie:               6.137
Scuole speciali:                                                  1.050
Scuole private:                                                33.366

Studenti: secondo i dati 2008 (Census USA) il numero totale degli studenti dall’età di 3 anni agli over 65 è di 79.855.000, dei quali 58.500.000 frequentano scuole K/12, secondo la seguente suddivisione (in milioni di alunni):

Nursery                                                 5.1
Kindergarten                                         4.1
Elementari         (1st/4th grade)             15.9
Medie                (5th/8th grade)             16.2
Medie superiori (9th/12th grade)           17.2

L’interesse per l’apprendimento di lingue straniere in USA

Nel 1957, dopo il lancio dello Sputnik, il Congresso degli USA sotto la Presidenza Eisenhower approvò il National Defense Act, che prevedeva, fra l’altro, contributi federali all’insegnamento delle lingue straniere. La Presidenza di Bill Clinton dette rinnovato impulso allo studio obbligatorio di una lingua straniera. Un articolo pubblicato nel 2012 dalla prestigiosa rivista economica Forbes registra però un notevole calo nell’offerta di corsi di lingue straniere sia nelle scuole K-12 sia negli Istituti di istruzione superiore a causa delle ristrettezze di bilancio. La sola eccezione consiste nell’aumento dello studio del cinese, finanziato dalla Cina senza limiti di spesa. Alcune sollecitazioni pubbliche cercano di indirizzare scuole, famiglie e studenti verso lingue meno conosciute come arabo, farsi, vietnamita, birmano ed altri. Soltanto il 18% degli americani dichiara di parlare una seconda lingua, contro il 53% degli europei.

Collocazione dell’italiano fra le lingue straniere insegnate in USA

Al di là delle statistiche ufficiali, l’italiano si colloca al secondo posto, di solito dopo lo spagnolo, fra le preferenze espresse da studenti adolescenti in recenti sondaggi condotti nelle più cosmopolite aree degli USA (New York, Washington D.C., ecc.).   In generale l’insegnamento dell’italiano K/12th grade è in notevole crescita, anche per merito di nuove strategie di intervento ispirate a:

  1. la comprensione che in USA l’apprendimento di qualsiasi materia è finalizzato alla conquista del successo professionale: “The acquisition of knowledge is a consumer’s good”, vale a dire che l’acquisizione del sapere è un bene di consumo, perciò è soggetta alla legge della domanda e dell’offerta, come qualsiasi altro prodotto. È bene ricordare che il sistema di istruzione privato e universitario è estremamente costoso e la scelta di studiare una materia invece di un’altra è condizionata anche, se non prima di tutto, da fattori economici;
  2. una profonda revisione dell’ampiezza dell’offerta e del controllo dei corsi, per superare la visione assistenzialistica della legge 153/71, ancora vigente, che stabilisce che si insegni l’italiano “ai lavoratori italiani e famiglie”, compito realizzato negli anni ‘70/’80 principalmente attraverso doposcuola o cicli di lezioni settimanali il sabato mattina;
  3. la conseguente adozione fin dagli anni ’90 (e con crescente accelerazione) della tattica opposta a quella delle lezioni impartite al di fuori dal curriculum scolastico, privilegiando invece l’inserimento dei corsi nelle scuole locali dell’obbligo, pubbliche, private e cattoliche. La procedura generalmente adoperata nelle circoscrizioni consolari di maggiore incremento del numero di corsi e studenti è semplice: l’ente gestore fornisce alla scuola che ne fa domanda un contributo al salario del docente oppure all’acquisto di materiale didattico per una durata di tempo prefissata, monitorando l’effettiva frequenza dei corsi e la qualità dell’insegnamento. Al termine del periodo stabilito la scuola se ne assume i costi e l’ente gestore reinveste nella creazione di altri corsi;
  4. la riduzione del numero degli enti gestori dei corsi di italiano ad uno solo per ogni circoscrizione consolare, per evitare che le sempre più scarse risorse finanziarie vengano disperse nella moltiplicazione delle spese di amministrazione di parecchi piccoli enti. Al momento attuale, si è in attesa che nasca una nuova realtà sotto l’egida del Consolato generale di San Francisco, dopo il recente scioglimento dell’unico ente rimasto, che aveva sede nella capitale dello Stato della California, Sacramento;
  5. la valorizzazione delle professionalità acquisite dai direttori esecutivi e dal personale degli Enti gestori, cercando di evitare velleità di protagonismo, sia pure benintenzionate, non accompagnate da sufficiente preparazione ed esperienza didattica e amministrativa;
  6. la conquista (e riconquista dopo una sospensione durata due anni) dell’esame di Italiano all’interno dell’Advanced Placement Program, amministrato dal College Board. Il College Board è nato come organizzazione non a scopo di lucro nel 1899; ha 6.000 iscritti fra Scuole, College e Università in tutto il mondo. Per l’Italia sono iscritte soltanto 6 istituzioni, tutte dedite all’insegnamento dell’inglese o emanazioni di College e Università americane: Quality International School di Brindisi; American International School di Firenze; American Overseas School of Rome; John Cabot University, Roma; Marymount International School, Roma; The American University of Rome. Nel 1955 il College Board ha istituito l’Advanced Placement Program che consente allo studente degli ultimi anni di scuola media superiore di sostenere esami (ora offerti in 34 materie diverse) e tesaurizzare un certo numero di credits gratuiti da portare all’Università cui si iscrive e che partecipa al programma. Le lingue incluse nell’APP (in fasi successive, anche a distanza di molti anni) sono inglese, francese, latino, spagnolo, tedesco, e molto recentemente italiano, cinese e giapponese. L’aver ottenuto l’esame di italiano vale come riconoscimento dell’importanza della nostra lingua, ma anche del lavoro costante della nostra Ambasciata e dei contributi finanziari del Governo italiano e delle maggiori organizzazioni italo-americane. Il mantenimento dell’AP Italian è subordinato al raggiungimento di 2.500 esami sostenuti annualmente, per garantire al College Board l’introito minimo da esso fissato come soglia. L’iscrizione all’esame costa $89. Dal 2012 al 2014 vi è stato un costante incremento annuo, pari all’8% ca., del numero degli iscritti, che per il 2014 è stato di 2.602, 2.457 dei quali hanno effettivamente sostenuto l’esame.
  7. la creazione di un Osservatorio nazionale presso l’Ambasciata e di Osservatori locali presso i Consolati per la promozione dell’insegnamento dell’italiano finalizzato all’esame AP. Componenti degli Osservatori sono docenti, rappresentanti di enti gestori e di organizzazioni italoamericane con l’aggiunta, in alcuni Osservatori locali, dei rappresentanti democraticamente eletti delle comunità (Com.It.Es./Comitati degli Italiani all’Estero e CGIE/Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). Uno dei compiti principali degli Osservatori è la raccolta di fondi per il finanziamento di scuole, insegnanti e corsi attraverso il programma: “Adotta una scuola; Adotta un insegnante; Adotta una classe” con riferimento non soltanto agli studi di scuola media superiore, ma all’intero percorso scolastico K-12. Gli Osservatori locali stanno anche erogando la copertura dei costi di registrazione all’esame di AP per gli studenti bisognosi e assegnando piccole borse di studio agli studenti che hanno superato l’esame e ai docenti che hanno portato all’esame un certo numero di studenti.
  8. la firma di accordi ufficiali tra il Governo italiano, tramite i Consolati, e le Autorità locali: Stati, Contee, Comuni, Provveditorati, ecc. che nella maggior parte devono essere rinnovati o attuati meglio di quanto non si sia fatto in passato;
  9. il potenziamento dell’unica Scuola italiana bilingue e biculturale: la Scuola d’Italia “Guglielmo Marconi” di New York, liceo scientifico parificato al cursus studiorum sia italiano che americano. La Scuola si è costituita come ente morale americano ai sensi delle leggi locali e riceve un contributo assolutamente irrisorio dall’Italia;
  10. l’avvio di altri progetti di scuole o corsi bilingui e biculturali, il primo dei quali è nato e si è consolidato nella Contea di Westchester (Stato di New York), a nord della città;
  11. l’adozione di corsi di e-learning, con particolare riferimento ai corsi ICoN APonline, di cui si dirà di più in seguito.

Criticità e proposte di soluzione

  1. Abilitazione dei docenti. Ogni Stato degli USA ha una diversa normativa per quanto riguarda l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole e affida la verifica dei requisiti dell’abilitando a enti diversi, non sempre pubblici, e spesso in conflitto fra loro all’interno dello stesso Stato. Proposta: l’unico modo per superare questo grave ostacolo – e per offrire un’interessante opportunità di lavoro a molti laureati italiani specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua – consiste nella conclusione di convenzioni con ogni Stato interessato. Nel migliore dei casi è auspicabile che tali accordi possano portare alla firma di un memorandum d’intesa con il Governo federale, una volta verificato il successo degli approcci statali;
  2. Qualità dell’insegnamento. Per le ragioni suesposte, non sempre i docenti locali sono all’altezza dell’insegnamento corretto della lingua italiana. Inoltre non pronunciano quasi mai l’italiano in modo accettabile, con particolare riferimento ai suoni “gl” “gn” e “r”, che non esistono nell’inglese parlato, da cui discende l’esigenza di formare i docenti;
  3. Formazione. La formazione è ovviamente la chiave che consente di garantire una più alta qualità del livello di insegnamento. Proposta: al di là delle ottime iniziative già realizzate in virtù di accordi di cooperazione interuniversitaria, appare molto interessante il progetto pilota del MAE che invierà in USA un piccolo numero di neolaureati italiani con il principale compito di controllo di qualità e formazione non soltanto dei docenti, ma anche di formatori locali, per moltiplicare le possibilità di aggiornamento e perfezionamento dei docenti con presenza molto più costante e a costi molto inferiori;
  4. Distanze: come indicato all’inizio, il territorio degli USA è vastissimo, il numero delle scuole è enorme, l’insegnamento delle lingue è il primo ad essere tagliato quando mancano i fondi. Proposta: visto il grande interesse destato dai corsi online predisposti dall’ICoN e approvati dal College Board per l’esame AP, esaudire la richiesta dei docenti che hanno partecipato ai seminari di formazione impartiti in loco dall’ICoN allargando l’offerta anche a livelli K-12. La chiave del successo sta nel mantenere l’altissimo livello di professionalità nella redazione e produzione dei corsi, evitando di affidarsi a realtà didattiche, anche ben valutate, che non hanno la speciale “expertise”, anche tecnica, riconosciuta e provata negli anni, e necessaria per produrre validi corsi di e-learning;
  5. Accordi fra gli Istituti Italiani di Cultura e gli Enti gestori. Negli Stati Uniti gli Istituti di cultura direttamente dipendenti e controllati da governi stranieri hanno il divieto di impartire corsi di studio a pagamento. Nelle circoscrizioni consolari in cui esiste un IIC è necessario concludere accordi che affidino la gestione anche finanziaria dei corsi al locale Ente gestore, avvalendosi contemporaneamente della libertà d’azione di quest’ultimo e dell’attrattiva dell’offerta culturale e della rinomanza dell’IIC. Anche questo caso si creano utili cespiti di ricavo economico;
  6. Scambi di studenti: Il numero di giovani che desiderano venire a studiare in Italia presso istituzioni italiane è molto superiore a quello di coloro che si iscrivono, a causa delle difficoltà burocratiche, della farraginosità delle indicazioni reperibili online, della mancanza di un punto di riferimento univoco cui rivolgersi, per essere assistiti nel disbrigo delle pratiche. Proposta: Identificare un ente che garantisca contemporaneamente la conoscenza delle eccellenze universitarie italiane, sia in contatto con le autorità italiane per la concessione dei permessi, abbia competenza nella formazione linguistica e possa risolvere i problemi spiccioli della logistica d’arrivo.
  7. Best practices – le Buone pratiche. Oltre alla capacità del docente di insegnare e motivare gli studenti, il discente deve avere la sensazione che l’italiano mette a disposizione iniziative collaterali accattivanti, informative e divertenti. Suggerimenti: lo IACE – Italian American Committee on Education, Ente gestore dei corsi a New York, ha sviluppato negli ultimi dieci anni una ricca offerta di attività, che hanno l’ulteriore effetto positivo di generare consistenti introiti locali di fondi propri attraverso sponsorizzazioni o piccole tasse di partecipazione, che si aggiungono al contributo del MAE e consentono di inserire un maggiore numero di corsi nelle scuole dell’obbligo. Ne cito alcune:
    • Tutti all’opera: gli studenti si preparano in classe seguendo una o più lezioni impartite da un esperto di opera lirica, assistono a una o più rappresentazioni di opere liriche italiane e alla fine interagiscono con il direttore d’orchestra, il regista e i cantanti;
    • Visita alla showroom della Ferrari: dove scoprono le tecnologie più avanzate della casa automobilistica italiana e possono disegnare sul computer e stampare una foto della Ferrari dei propri sogni;
    • Giornalista per un giorno: dopo averne studiato le biografie, gli studenti incontrano personaggi noti (artisti, politici, rappresentanti delle istituzioni, ecc.) di passaggio a New York, li intervistano e producono articoli ed elaborati;
    • Mangio Sano, Parlo Italiano: con diverse applicazioni e sponsor (Eataly; International Culinary Institute; Rava USA; Barilla, ecc.) gli studenti imparano a fare la spesa di prodotti italiani, cucinare piatti italiani, stare a tavola rispettando diverse forme di galateo (familiare, di lavoro, formale);
    • Visite alle sale dell’arte italiana nei Musei locali;
    • Visita agli edifici disegnati e realizzati da Renzo Piano: la ristrutturazione della Pierpont Morgan Library; il nuovo grattacielo del New York Times; la nuova sede del Whitney Museum di arte americana;
    • Programma estivo: ogni estate venti studenti trascorrono due settimane in diverse località d’Italia, che forniscono gratuitamente vitto, soggiorno e l’aula per le lezioni di italiano che si tengono per immersione tutte le mattine, mentre nel pomeriggio e durante il fine settimana visitano le bellezze artistiche e fisiche del circondario. Gli studenti (età 15-17 anni) sono scelti in base ad un concorso per elaborati su un tema scelto dalla città o dalla regione ospitante. Negli ultimi tre anni, gli studenti sono stati accolti a Narni, in occasione del Festival delle Arti organizzato nel mese di luglio, e hanno avuto la possibilità di assistere a spettacoli e concerti, partecipare a lezioni di artigianato locale, teatro, cucina, musica, ecc. con ottimi risultati. Normalmente gli studenti sono raggiunti dalle famiglie, con notevole indotto per il turismo locale;
    • Viaggi didattico – culturali in Italia per provveditori, presidi, amministratori scolastici, docenti e discenti con programmi studiati ad hoc;
    • Spettacoli in italiano, importati dall’Italia o di produzione locale, offerti a pagamento agli studenti di diverse fasce d’età con l’intento di insegnare l’italiano divertendo, attraverso la musica e le arti sceniche;
    • Testimonial di richiamo quale è stato ed è Jovanotti (specie a New York) e potrebbe essere l’astronauta italiano Luca Partisani che vive a Houston oppure il grande italofilo George Clooney e così via. Si potrebbe chiedere loro di andare a parlare nelle scuole descrivendo l’utilità e l’arricchimento culturale e personale che possono derivare dall’apprendimento dell’italiano;
    • Altre, da definire in base alle diverse realtà e specificità territoriali.

One thought on “La diffusione della lingua e cultura italiane

  1. March 1, 2016 at 10:54 am

    Certo che l’italiano e’ una lingua bellissima, ma la parliamo solo noi.
    Invece se uno studente USA studia spagnolo, ecco che instantaneamente la potrebbe parlare in tutta l’america latina e anche nel sud degli stessi USA.

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